LA SHOAH

I.T.I. A. Pacinotti
Liceo scientifico delle scienze applicate
Alunna: Toma Georgiana

La Shoah detta anche “l’inferno sulla terra” è un termine ebraico che significa “Catastrofe” ed indica lo sterminio degli Ebrei, vittime del genocidio nazista.
L’inizio della fine di un intero popolo è cominciato nel 1933, con la salita di Hitler al potere come cancelliere del Reich mentre dal 1934 al 1945 come dittatore con il titolo di Fuhrer.
Egli manifestò la volontà di creare una “Grande Germania”, applicando nei territori conquistati i “Principi Razzisti”, secondo i quali la “Razza Ariana”, era superiore a qualsiasi altra razza.
I tedeschi trasformarono in ghetti i quartieri ebraici, dove essi vivevano in condizioni di estremo sovraffollamento e di totale miseria.
Particolare è stato il ghetto di “Terezin”, che i nazisti usarono come mezzo di propaganda durante la visita della Croce Rossa, per mascherare quello che in realtà era il luogo dell’orrore.
Furono aperti negozi, un caffè, costruito un parco giochi per bambini e un auditorium per la musica.
Anche sul nostro territorio è presente un ex-quartiere ebraico, la “Giudea”, abitato in precedenza dagli Ebrei e attualmente da persone del posto.
Famosa è la “Notte dei Cristalli” del 1938, la notte in cui i tedeschi ruppero i vetri delle abitazioni e delle vetrine degli Ebrei, cosi come si ruppero i loro cuori quando rimasero senza una casa, una famiglia e un futuro.
Rimasero solo frammenti di ricordi e di lacrime che si illuminarono nella fredda luce della luna.
I sorrisi si trasformarono in urla di terrore, gli abbracci e le dolci parole vennero sostituiti da odio, stanchezza e fame.
Nel 1941 Hitler elaborò la “Soluzione finale”, che prevedeva l’eliminazione fisica degli Ebrei, ma non solo, anche dei rom, polacchi, ucraini, disabili e prigionieri di guerra sovietici.
Milioni di uomini, anziani, donne e addirittura bambini vennero deportati nei campi di lavoro forzato e di concentramento. Fra i più famosi ricordiamo Auschwitz, Birkenau e Dachau.
La nostra città e Dachau nell’estate de 1998 stipularono un contratto di gemellaggio finalizzato a potenziare il legame di amicizia e di collaborazione.
Appena arrivati al Langer i detenuti subivano una selezione: un medico decideva in pochi secondi chi era in condizioni di lavorare e chi invece doveva essere eliminato. Ad ognuno veniva distribuito un triangolo colorato che identificava l’appartenenza politica e sociale e sull’avambraccio sinistro gli veniva tatuato un numero. Erano solo delle cifre senza diritto al nome.
Arrivati ai campi i bambini sotto i 13 anni che non erano in grado di lavorare venivano direttamente gassati mentre alcuni di loro, in particolar modo i gemelli venivano usati come esemplari per gli esperimenti.

Il 27 gennaio del 1945 l’Armata Rossa giunse ad Auschwitz-Birkenau e liberò i prigionieri.
In Italia come anche in altri paesi, il 27 gennaio si celebra la giornata della Memoria, perché non venga dimenticata una delle pagine più vergognose della storia dell’umanità.

VIDEO CONFERENZA
LILIANA SEGRE

Il 29 gennaio gli alunni della scuola “I.T.I Antonio Pacinotti” in occasione alla Giornata della Memoria si sono riuniti in Aula Magna per seguire la video-conferenza di Liliana Segre, senatrice e attivista, testimone della Shoah italiana.

Aveva all’incirca 13 anni e lavorava come operaia in una fabbrica dove si producevano bossoli per le mitragliatrici, quando insieme a un gruppo di 5.000 persone fu obbligata a fare la “Marcia della Morte” che lei paragona alla “Marcia della Vita”.
Le donne all’interno dei campi di concentramento erano senza sesso, nome, età, seno, mestruazioni e senza mutande e lei stessa afferma che non si deve aver paura di queste parole perché è così che si toglieva la dignità a una donna.
Molte volte si dà per scontato che solo la Germania sia stata responsabile dell’accaduto, ma fu tutta l’Europa occupata dai nazisti come la Francia e Spagna. Gli stessi vicini di casa furono di grande aiuto ai tedeschi, in quanto denunciavano gli ebrei, prendevano possesso del loro appartamento e molte volte anche del cane perché era di razza.
Dopo la guerra tornò a Milano, dove incontrò delle sue compagne di scuola dopo circa 3-4 anni.
La tragica esperienza l’aveva cambiata, era una ragazza fragile, selvaggia e ferita, non più borghese con una buona educazione.
Liliana dice di esser rimasta affascinata dalle colorate bandiere del Parlamento europeo perché le hanno fatto ricordare quel desiderio di trovare con le francesi, ungheresi, polacche e tedesche una parola comune.
In ungherese imparò la parola “Pane”, simbolo di fame e sacralità.
Tra i numerosi ricordi, richiama alla memoria una bambina che ha disegnato una farfalla gialla sui fili spinati e con questo messaggio vuole invitarci ad avere speranza nel futuro ad essere positivi a scegliere con responsabilità e consapevolezza ed essere come quella farfalla che vola sopra i fili spinati.